Dintorni

In questa pagina pubblichiamo informazioni dettagliate sui dintorni di Muravera e di questa magnifica area della Sardegna sud-orientale.

Se avete materiale o immagini su questi argomenti non esitate ad INVIARCELI, verranno pubblicati con il vostro nome.

San Priamo
Pur facendo parte del comune di San Vito, S. Priamo è più vicino a Muravera. E' un piccolissimo centro che nasce come villaggio dopo l prima guerra mondiale. Furono costruite case, una chiesa e una scuola.

Le prime testimonianze di presenza umana nel sito di San Priamo sono costituite da un piccolo gruppo di grotticelle artificiali a camera sottorrenea (domus de janas), cavate nel ranito durante il Neolitico Recente (fine IV-inizio III millennio a.C.) usate come tombe collettive (destinate cioè a contenere ciascuna diversi defunti). Una di queste grotticelle è stata inglobata all’interno della piccola cappella medievale posta all’estrema sinistra dell’attuale chiesa di San Priamo.

Nel comune di S. Vito, lungo la SS125 al Km. 54, sorge il villaggio di SAN PRIAMO. La piccola frazione nasce come villaggio rurale dopo la prima guerra mondiale. Linde e tipiche casette sorsero per dare un'abitazione dignitosa a famiglie di poveri pastori e agricoltori. Il luogo già frequentato in epoca medievale, fu dotato di una scuola, di uno spaccio, di una nuova chiesa, mentre quella più antica riservata d'allora ai riti in onore del Santo. Quest'ultimo edificio rappresenta una rarità data la sua collocazione. E' un vasto paesaggio intorno e dominare la piana del Rio Picocca. La chiesa è costituita di due corpi. Il primo risale probabilmente all'XI secolo, mentre quello aggiuntivo al tempo della dominazione spagnola (XVI-XVII secolo). Nella parte più antica si apre una cavità da cui sgorga una piccola sorgente che un tempo si diceva miracolosa. Si tratta per l'esattezza di una domus de janas. Nelle immediate vicinanze sorge un nuraghe. Ciò fa presumere che la zona fosse luogo sacro fin dalla preistoria. Con l'avvento del cristianesimo fu trasformato in luogo di preghiera e venerazione di San Priamo che la tradizione popolare ricorda come martire e benefattore dell'umanità. L'ingresso della chiesa è posto ad oriente ed è costituito da un grande portone di legno. All'interno vi è un piccolo altare di un marmo policromo. Sulla strada per Cagliari al Km. 50,900 è possibile infine osservare il nuraghe BASORU. Si tratta di una costruzione eseguita con tecnica megalitica del tipo pseudo-nuraghe ossia realizzata con conci di granito irregolari, rinforzati da zeppe. Il complesso nuragico è costituito di una torre centrale di pianta circolare cinta da una cortina muraria entro cui si sviluppa un cortile a forma di falce. L'ingresso è posto sul lato sud del rifascio. L'altezza della torre è di m. 6,30. Costruzioni similari sono dislocate in gran numero sulle sommità dei monti circostanti.
San Vito
Il più interno dei paesi del Sarrabus, è collocato nella valle percorsa dal fiume Endosa e dal Flumini Uri. La sua nascita, come quella degli altri centri, è incerta. Si presume che abbia avuto origine in epoca medioevale, anche se per la zona si parla di insediamenti risalenti alla preistoria e alla civiltà nuragica. Deve il suo nome al suo santo protettore, il cui culto risale ad epoca lontanissima. A San Vito Martire è infatti dedicata la chiesa parrocchiale restituita al suo antico splendore, grazie ad un attento restauro. Addentrandosi nei suoi vicoli è possibile osservare abitazioni dalla struttura antica, con ampi cortili chiusi all'esterno da ampi portali di legno, mentre sulla Via Nazionale fanno bella mostra di se palazzine in stile liberty. Uscendo dall'abitato verso MONTE NARBA, in località SANTA ROSA, è possibile visitare l'antica necropoli. Si tratta di un gruppo di tombe ipogeiche o DOMUS DE JANAS, scavata nella roccia granitica e costituita di due parti: un ingresso e una camera monocellulare risalente a 4000 anni fa.

Qualche Km più aventi è situato il villaggio minerario di estrazione di argento pregiato, di galena, barite, fluorite. Ricordiamo che i minerali del Sarabbus erano conosciuti in Europa e nel mondo per la loro particolare bellezza e purezza. Il villaggio può essere diviso in due zone: nella prima troviamo edifici adibiti a servizi amministrativi (uffici, magazzini, laboratori, officine e ospedali); nella seconda, le costruzioni più strettamente legate al trattamento del minerale. Un viale in leggera salita conduce alla villa del direttore. Era questa la costruzione più bella dove risiedeva la famiglia dell'Ing. Traverso, direttore e responsabile della società. Circondata da un'alta inferriata e protetta da guardie armate, pareva un castello medioevale, in segno di riverenza veniva chiamata VILLA MADAMA. Nel 1938 i terreni della miniera e i relativi fabbricati passarono alla società immobiliare Della Torre, che intese trasformare il territorio in una florida attività agricola.
Villaputzu
Nasce come villaggio medievale con il nome di "Villapupus" o "Bidd'e Putzu", probabilmente tra l'VIII e il XI Sec. DC , quando le popolazioni costiere si trasferirono all'interno per evitare le incursioni barbariche provenienti dal mare. Le prime notizie si hanno grazie ad un documento del 1120 che attesta la presenza del centro e l'instaurazione, in detta località del culto dei santi Giorgio martire e Caterina d'Alessandria, a ciascuno dei quali venne edificata una chiesa.

Fuori dal paese, verso Nord al Km 82,7 della SS 125 è possibile ammirare la chiesa romanica di S. Nicola, fatta costruire dai Pisani nel XI sec. sulla riva destra  del Rio Quirra, attorniata da alcune casupole (is cumbessias) che servivano da alloggio e riparo per i pellegrini. Realizzata interamente in cotto (caso raro in Sardegna), è ad unica navata con sviluppo planimetrico rettangolare e abside a pianta semicircolare. Nella facciata si apre un portale con arco a tutto sesto, sormontato da una serie di decorativi archetti pensili che corrono esternamente tutto intorno alla chiesa. Il campanile è a vela con luce ogivale. Ai fianchi, due finestrelle monofore a doppia strombatura con centina semicircolare, segnata da sottile sopracciglio. Identico dettaglio nella monofora absidale e nel portale della facciata. All'interno, il soffitto è ricoperto in legno su capriate. I mattoni furono realizzati sul posto. Sono state ritrovate infatti, nei pressi, tracce di una antica fornace.
Miniere di Baccu Loci
Lungo la SS 125, per Tertenia, poco prima del ponticello sul Rio Corr'e Cerbu (corna di cervo), voltando a Sx, ci si immette in una carrareccia (strada sterrata), che conduce, dopo 7 km. alla ex miniera di Piombo ed Arsenico omonima (450 mt. Slm). il centro restò attivo fino agli anni '50.

Dalle pendici fino alla sommità, il monte è ricoperto da un bosco di lecc secolari, ed in cima presenta un altipiano di incredibile bellezza, da cui è pssibile scorgere, allargando lo sguardo all'orizzonde il Tavolato di Monte Cardiga e le vette più importanti del Sarrabus-Gerrei e dell'ogliastra in uno scenario naturale di incomparabile bellezza.
Miniere di Monte Marba
Quella di Monte Marba è stata sicuramente la più importante tra le miniere nate per sfruttare il grande filone argentifero del Sarrabus. L'importanza della zona dal punto di vista minerario era conosciuta da tempo, ma una serie di difficoltà tecniche ne avevano reso antieconomico lo sfruttamento. Erano necessari ingenti investimenti e grandi capacità finanziarie. Queste due condizioni si concretizzarono con la costituzione della Società Anonima delle Miniere di Lanusei, per iniziativa di alcuni investitori genovesi.

Questa fece domanda per la concessione mineraria nel 1872, domanda che fu accolta due anni dopo. A questa prima concessione si aggiunsero nel giro di due anni quelle di Giovanni Bonu e di Baccu Arrodas.

Sotto la direzione dell'ingegner Gian Battista Traverso la miniere raggiunse subito una notevole produttività. Già nel 1876 vi erano impiegati circa 300 operai e vi furono estratti circa 200 ton. di minerali di Pb e At. Nel 1880 gli operai impiegati erano saliti a 750 con circa 911 ton. di minerale estratto. Nel 1882 le ton. furono 1444 e gli operai impiegati raggiungevano le 936 unità. Il tenore del minerale argentifero si manteneva intorno al 2%.

Contemporaneamente si allargavano e approfondivano i lavori di coltivazione del minerale. Dalle gallerie aperte nei fianchi delle montagne si arrivò sino a 370 metri sotto il livello del mare. Nel 1888 nella miniera di Monte Narba erano state scavati ben 14 livelli di gallerie, per un dislivello complessivo di circa 470 metri. Una galleria di ribasso metteva in comunicazione i cantieri di Monte Narba con quelli più alti di Giovanni Bonu e di Masaloni. Nel cantiere di Giovanni Bonu era stata scavata una galleria lunga oltre 2 km che attraversava tutta la montagna mettendo in comunicazione il versante di San Vito con quello di San Priamo. Complessivamente il sottosuolo fu esplorato per 18 km di lunghezza e circa 500 metri di profondità.

Nel 1881 cominciarono i lavori per la costruzione della laveria, posta allo sbocco della galleria di Su Malloni, dove giungevano i vagoncini di minerale provenienti dai vari cantieri. L'acqua necessaria all'impianto fu ottenuta costruendo una piccola diga lungo il corso del torrente della valletta di Giovanni Bonu.

Nel 1882 fu la volta del castello del pozzo maestro, che avrebbe raggiunto negli anni seguenti i 45 metri sotto il livello del mare.

Nel frattempo si era andato sviluppando attorno alla miniera un villaggio del tutto autosufficiente con dormitori, uffici, officine, depositi, e infine nel 1890 un piccolo ospedale. Dominava il tutto villa Madama, la residenza del dirigente e della sua famiglia.

Sul finire degli anni '90 la miniera cominciò a dare i primi segni di esaurimento. Negli stessi anni il prezzo dell'argento subì una netta flessione. Per la compagnia mineraria fu la crisi. Diversi cantieri furono chiusi, e si mantenne solo l'attività di ricerca nella speranza di scoprire qualche altro ricco filone.

Nel 1921 la Vieille Montagne acquistò la maggioranza del pacchetto azionario della Lanusei, che tuttavia abbandonò subito la miniera di Monte Narba per concentrarsi sul più promettente giacimento di Masua.

Nel 1927 fu la volta della Montevecchio attraverso una sua controllata. Anche in questo caso la immediata constatazione della antieconomicità della ripresa estrattiva spinse alla rinuncia della concessione, avvenuta nel 1935.

Negli anni '60 fu la volta di alcune società interessate alla fluorite e alla barite. Furono fatte delle ricerche nel sottosuolo, campionate alcune discariche, ma non fu riscontrata alcuna convenienza allo sfruttamento effettivo.

La storia della miniera di Monte Narba dal punto di vista produttivo si conclude con la rinuncia alla concessione da parte della Montevecchio. Il lavoro di estrazione del minerale fu sostituito allora da diverse attività agricole che proseguirono sino agli anni '70 e che non cambiarono in nulla la struttura dell'antico villaggio minerario.
Porto Pirastu
Vi facevano scalo le navi in transito nel Mediterraneo, una tranquilla rada ai piedi di CAPO FERRATO, favorendo così il contatto tra le popolazioni locali e quelle di altri città.












Porto Corallo
A pochi Km da V. in direzione Nord est. Vi si giunge percorrendo una comoda strada fiancheggiata da rigogliosi oleandri. Prima di giungere al mare sulla sinistra  vi è una depressione naturale nota con il nome di "SA PRAIA", vasto specchio d'acqua alimentato da un canale artificiale dove vengono allevati Mitili e Costacei. La costa si presenta quanto mai varia per la presenza di un lungo arenile interrotto solo dalla foce de FLUMENDOSA e da numerose insenature tra scogli dove, fino a qualche anno fa, era possibile raccogliere frammenti di corallo. Sulla collina antistante il porto, dove un tempo partiva per mare il materiale argentifero di MONTE NARBA, sorge la torre, definita dagli spagnoli, "TORRE DI PUERTO CORAL", costruita anteriormente al 1599 e presidiata da militari assoldati dai villaggi di Muravera e Villaputzu allo scopo di difendere il territorio dalle invasione nemiche. La zona negli ultimi anni sta subendo un'enorme sviluppo nel campo dei servizi turistici, con la costruzione di un complesso turistico (villaggio di porto corallo), e di un porto turistico di 1500 posti barca inaugurato lo scorso anno.
Costa Rei
La località turistica più conosciuta, dove esistono tutte le infrastrutture ed i servizi per una vacanza completa.

E' famosa per le sue spiagge e il suo mare di cobalto.  Nel suo territorio sono presenti numerosi servizi e strutture alberghiere ma anche reperti di notevole interesse culturale.

In località "Cuili Piras" è possibile ritrovare importanti vestigia di età pre-nuragica e nuragica, mentre a PISCINA REI, a circa 200 metri dal mare, si segnala il complesso megalitico dei Menhirs, osservatorio astronomico e area sacra delle tribù nuragiche e pre-nuragiche presenti nella zona che fu successivamente frequentata dai punici e dai romani, come attestano i resti dell'antica "SUSALEI" e la necropoli di PORTO SIPICIO visitabile fino a qualche tempo fa. compreso nel comune di Muravera.
Stagno di Colostrai
Lo stagno di Colostrai è un'oasi faunistica di grande interesse naturalistico per la presenza di diversi uccelli migratori, tra cui i bellissimi FENICOTTERI ROSA. Vasto e suggestivo specchio d'acqua di circa 110 ettari, alimentato dalla foce del RIO PICOCCA il luogo è adatto per bellissime passeggiate a piedi o in mountain-bike oltre che per safari fotografici.

Di notevole interesse faunustico-naturalistico, per la presenza di numerose specie di avifauna: Fenicotteri, Garzette, Aironi bianchi e cenerini, Cavalieri d'Italia, Cormorani, Tuffetti, etc.
Oasi di Colostrai
Area protetta dal 1989 dalla L.R. n° 31. La gestione ittica dello stagno è affidata ad una cooperativa di pescatori che ha ben salvaguardato la ricchezza ecologica di questi luoghi.

L’Oasi naturalistica di “Colostrai è l’unica, per buona parte della costa orientale della Sardegna, a presentare caratteristiche ecologiche e di ricchezza faunistica confrontabili con il più famoso stagno di Molentargius.

Le specie che vi trovano dimora sono importanti e rare, alcune vi nidificano altre svernano soltanto e dato il riscontro sempre più frequente di specie di passo talvolta molto rare (l’Orco marino, lo Stercorario maggiore e la Cicogna bianca), Colostrai si offre sempre di più come tappa nelle varie rotte migratorie che attraversano l’isola.

Esistono diverse colonie estive del Cavaliere d’Italia, specie sempre presente nelle liste delle convenzioni internazionali che salvaguardano queste aree e nelle cosiddette “liste rosse” (specie in via d’estinzione). Il fenicottero è una presenza sempre costante nello stagno e qui trova anche riparo la terza colonia nidificante di Garzette segnalata nell’isola.

Le sporadiche visite invernali di specie rare come la Beccaccia di mare, la Spatola, il Mignattaio, la Pesciaiola e il Falco pescatore, e gli ormai ospiti fissi come la Volpoca ed il Pollo sultano nidificante, rendono le visite nello stagno ricche di sorprese e di affascinanti scoperte.

La straordinaria ricchezza faunistica e floristica di  Colostrai rende questa escursione un’occasione da non perdere per l’appassionato, ed uno straordinario momento di approfondimento per lo studioso.
Stagno di Torre Salinas
Depressione costiera dove un tempo si era soliti raccogliere il sale per uso domestico.















Parco dei 7 Fratelli
Ricco di boschi naturali di lecceti e sughereti, animato da cervi sardi, mufloni e cinghiali. Vi si riproducono attualmente 115 specie di vertebrati, tra anfibi, rettili, uccelli e mammiferi; praticamente più della metà di tutte le specie di vertebrati riproducentesi nella Sardegna. Tra i grandi rapaci che fino a pochi decenni caratterizzavano fortemente il sistema montano è rimasta solo L'aquila Reale, che registra su questi monti, un'alta densità di nidificazione.Come a protezione dei boschi vi è il MASSICCIO DEI 7 FRATELLI, su cui la fantasia popolare si è sbizzarrita: 7 punte plasmate dal Padreterno equivalenti a quelle della costellazione dell'Orsa Maggiore, per dare punto di riferimento al viandante; 7 giganti, pietrificazione di 7 fratelli puniti per i loro delitti; o chissà qual è la vera origine di queste montagne perché, secondo le carte geografiche dell'800, i 7 fratelli erano 5!!. Errore dei cartografi, certamente, ma questo ha alimentato il mistero di una montagna incantata.
Cala Sintias
E' un'ampia baia sabbiosa, racchiusa tra promontori rocciosi, ricca di alberi ed arbusti tipici della zona mediterranea che garantiscono ombra e frescura agli ospiti. La Cala si estende per oltre 1 km., con sabbia fine e bianca, contornata da dune e retrostanti pinete. Il mare degrada dolcemente, l'acqua è cristallina e trasparente, in ogni gradazione dell'azzurro e del blu.

Sulla destra della baia emerge l'isola di Serpentara - parco naturalistico - con le sue rocce granitiche, tipicamente erose dal vento e dal mare, e con la torre di S. Luigi, risalente ad epoca spagnola. L'immediato retroterra è costituito da colline ricoperte di ricchissima macchia mediterranea e zone coltivate ad agrumeti.

Alla vita di mare è possibile affiancare numerose escursioni naturalistiche a piedi, in mountain bike o con fuoristrada in ambienti boschivi, ricchi di fauna e flora rare e tipiche (foreste dei Sette Fratelli, di Minniminni, sorgenti del Rio S'Acqua Callenti), nonché in siti archeologici (nuraghe, menhir, domus de janas).

Per gli amanti delle immersioni subacque, la zona è ricca di  siti archeologici subacquei antistanti la baia (relitti di Cala Sinzias, di epoca romana).
Villasimius
Villasimius è un piccolo paese già di pastori e pescatori, che ha conosciuto un grandissimo sviluppo a partire dal 1960, quando i cagliaritani per primi hanno scoperto l’infinita serie di angoli incantevoli delle sue coste, definibili davvero “solari”.

Le spiagge adatte ai lunghi bagni, grazie anche alle elevate temperature dell’acqua, e le scogliere ricche di piante ed animali marini sono numerosissime. Fra le prime ricordiamo quelle del GOLFO DI CARBONARA, verso Cagliari (ovest): PORTO SA RUXI, CALA PISCADEDDUS, SPIAGGIA DI CAMPUS, Campulongu, del Riso (presso il porto turistico); per continuare con le altre, molto più estese, del lato orientale, cioè Porto Giunco, Notteri e spiaggia di Simius, fino alla spiaggia I Traias e alla più piccola ma splendida spiaggia di P. Molentis.

Da non perdere la strada panoramica che, in direzione nord, conduce alla Costa Rei ed alle altre spiagge di Castiadas e Muravera. Non possiamo poi dimenticare gli ambienti rocciosi di questa splendida costa: in particolare il Capo Carbonara, l’isola Serpentara e l’isola dei Cavoli, dove i graniti prendono forme spettacolari, non meno belle delle più celebrate formazioni consimili della Gallura.
Castiadas
E' oggi comune autonomo. Nel suo territorio sono comprese foreste con ricca fauna e campagne ubertose aperte verso il mare, dove si coltivano in modo razionale: viti, ortaggi, alberi da frutta. Famosi i prodotti vinicoli (S. Elmo e Capo Ferrato) della locale Cantina Sociale, ma anche quelli florovivaisti e dell'apicoltura.

A Castiadas  si può visitare il complesso edificio dell'ex colonia penale, parzialmente ristrutturato. Un tempo il medesimo ospitava numerosi condannati ai lavori forzati, guardie, impiegati ed artigiani con le rispettive famiglie. Al suo interno oltre alle celle di detenzione, vi erano: un ospedale, uffici, laboratori e botteghe artigianali. Poco distante dal complesso sorgeva la villa del direttore, di stile vagamente neoclassico, oggi completamente ristrutturata. La Colonia istituita nella seconda metà dell'800, fu attiva per quasi un secolo e fu luogo di vera riabilitazione dei condannati che la trasformarono, sotto la guida di esperti, in un efficiente e straordinaria azienda agricolo-zootecnica di cui rimangono tracce ancora visibili in alcuni viali, nelle strade di penetrazione e nei ponti eretti per facilitare le comunicazioni.

Quasi a ridosso del centro troviamo le splendide foreste demaniali che s'estendono per una superficie di 270 ettari. Notevole quella di S'Acqua Callenti: vi si accede da più punti: dal villaggio di Olia Speciosa, seguendo il corso del fiume Riu S'Ollastu, da Masone Pardu, dalla località Cappuciu nei pressi di Castiadas, percorrendo la strada lungo il Riu Ortodusu. Le strade di accesso sono tutte percorribili in automobile fino al limite della foresta da cui inizia il percorso a piedi attraverso sentieri. Il bosco è costituito prevalentemente da piante di fillirea, corbezzolo, lentischio, mirto ed erica, frammezzate a piante di leccio e quercia da sughero. In prossimità di una costruzione (distaccamento dell'ex carcere di Castiadas) vi è una sorgente d'acqua perenne. Dallo stesso luogo è possibile ascoltare sul finire dell'estate il bramito dei cervi che popolano la zona (400 capi secondo l'ultimo censimento).

Sono presenti inoltre: il cinghiale e l'aquila del Bonelli (uno degli ultimi esemplari esistenti in Sardegna), e numerose specie di uccelli tra cui il falco pellegrino e la poiana. In prossimità di Riu Acqua Callenti vi è la zone dei ginepri rossi dal portamento eretto tipo abete, che raggiungono l'altezza di 15 metri.

Un'altra importante foresta è quella di MINNI MINNI, vi si accede dalle immediate vicinanze di Castiadas. La strada è percorribile in macchina fino alla punta più alta (Monte MINNI MINNI, 725 mt. slm). Oltre alle solite piante della macchia mediterranee, non lontane da una casa diroccata, due esemplari di pino marittimo che per la loro vetustà possono essere considerati dei veri e proprio monumenti verdi. Numerosi i nuraghi sparsi nella foresta da cui è possibile ammirare gli animali della ricca fauna locale.

Il comune di Castiadas vanta un gran numero di spiagge, dove l’acqua assume trasparenze e colori di sogno. Per conoscerle si piò andare nella spiaggia di S. PIETRO-M. TURNO, per poi proseguire nella CALA SINZIAS, altrettanto vasta e sicuramente da conoscere, per terminare nella CALA PIRA, più piccola ma forse per questo più affascinante, dominata da una torre spagnola.









Estate Muraverese